Gabriella Bertini

Gabriella Bertini.

…ciao Fabrizio sono Giuseppe Banchi, compagno di Gabriella Bertini… Gabriella ha deciso di regalarti la sua 500 Fiat storica con i primi comandi manuali del 1965… ha apprezzato il tuo lavoro per l’autonomia dei mielolesi… sa quello che hai fatto e stai facendo per para e tetraplegici…

Incredulo, sorpreso, emozionato… mi reco da Gabriella e Giuseppe con Roberto e Claudio…

Zona Careggi, loro mi aspettano fuori sotto la pergola al fresco di quella giornata di sole di  maggio del 2012… chiedo permesso , apro la porta e…  entro nella storia.

Abita in una struttura appena sopra l’Unità Spinale di Firenze, una struttura INAIL, una vecchia  villa  sottratta ai ricchi nel  1964, struttura che Gabriella  desidera trasformare in una casa che possa accogliere gli amici e che in futuro possa diventare una Residenza  per i soggetti paraplegici e tetraplegici anziani che non trovano assistenza infermieristica adeguata  in una normale Residenza per Anziani  o per disabili una volta raggiunta la vecchiaia… ”Casa Gabriella” questo il nome del progetto che vuol realizzare.

Una grande casa che accoglie amici, in stile comunità anni sessanta dove si respira ancora quella voglia di lotta e di battaglie per tutti i diritti negati… diritti alla vita, al lavoro, a difesa della dignità… lotta che entra in me nel 1986 quando conobbi Gabriella durante l’occupazione a Firenze della  Regione Toscana per ampliare i posti letto del reparto di Unità Spinale al settimo piano del CTO… io in erba mentre lei sulle seduta sulle scale lancia via la sua carrozzina come gesto di protesta.

In cucina un amico che mi chiede se resto a cena con loro, fuori rumore di trattori e mezzi agricoli che altri amici di Gabriella e Giuseppe utilizzano per curare la terra…

Allungo lo sguardo oltre la sala adibita alla mensa e in un altra grande sala scorgo un archivio di documenti che si perdono tra gli scaffali in legno scuro e percepisco l’odore della storia fatta di inchiostro, di carta carbone, di veline e comunicati stampa che raccontano ottanta anni di lotta ed occupazioni. La macchina da scrivere inutilizzata da tempo e le ceste in vimini con tantissima carta ricalcante  usata…

Mi vengono  incontro Gabriella con Beppe e con la voce tremolante lei mi chiede chi sono… io rispondo “Fabrizio da Livorno” e lei : ”Beppe vai a prendere il mio libro, quello con la dedica”…

“Caro, l’attributo che usa per me,…” io non la uso più e volevo regalarti la mia 500, il motore è perfetto, la carrozzeria va un pochino sistemata”…

Un’ autovettura, tra le prime adattata con comandi manuali,  quella di Gabriella è l’unica fiat 500  presente al mondo… tra tanti che si interessano ai mielolesi proprio a me lei decide di donare  tale simbolo…

Scendiamo così dai colli per raggiungere i locali della Officina Senese in Firenze, nei pressi di via di Novoli, officina storica che da sempre allestisce mezzi per disabili e Bruno  Bruni, il titolare, mi porge le chiavi… Claudio e Roberto mi guardano emozionati… mi trasferisco dalla carrozzina all’interno dell’abitacolo della piccola 500…  mi siedo ed ho tra le mani il volante dell’unico simbolo della vera autonomia. Resto in silenzio e non riesco a credere…la 500 di Gabriella… la donna della rivoluzione, la donna di forza  che ha fatto, della lotta per  i milelolesi la  sua vita.

Gabriella Bertini nasce a Firenze Dicomano nel 1940 e nel 1953, ad appena 13 anni, scopre la mielolesione forse per una infezione al midollo o forse per una trombosi spinale…  diagnosi incerta, qualcosa di raro  perché   certe patologie in Italia non sono ancora conosciute, nessuna cura se non il ricovero in strutture protette come le case di cura, i cottolenghi… “luoghi in mano a sciacalli dove i bisogni della gente sono seppelliti”. Il   paese è appena fuori dalla Guerra Mondiale e  la tendenza è quella di dare ospitalità ai disabili fisici e psichici negli ospizi. Strutture gestite da  suore e finanziate da ricchi signori… delle prigioni

Nel 1957 Gabriella, grazie al suo lavoro presso la CRI di Firenze incontra il prof. Milani, il quale le racconta che in Inghilterra ed in Germania le persone con lesione spinale fanno sport, vivono, hanno assistenza e cure particolari… Ed è da qui che Gabriella decide di visitare Stoke Mandeville e getta le basi per realizzare in Toscana il “settimo padiglione paraplegici”… inizia la lotta e per noi la garanzia di cure e vita.

Sempre in quell’ anno riesce ad avere la sua prima sedia a rotelle dopo una visita al Niguarda di Milano,  inizia a chiedere cure fisioterapiche in un centro per spastici in Firenze, ma gli infermieri si rifiutano di toccare una persona “incontinente che puzza”

Schiaffi che scatenano la rabbia in Gabriella “la rabbia che ti consuma il corpo e la mente, la rabbia che alimenterà i futuri anni di lotta”. Una donna in carrozzina, dice Gabriella, a quei tempi se voleva spazio era solo considerata niente e strafottente .

Nel 1960 con Don Milani a Babbiana inizia ad organizzare le prime sedute fisioterapiche di ginnastica per mielolesi… un solo appuntamento settimanale… ma solo un inizio…

Nel 1965 decide di comprarsi una 500 contro il volere dei genitori, auto che le permetterà di raggiungere il posto di lavoro in autonomia, di organizzare riunioni ed incontri con i genitori di bambini spastici e di raggiungere i politici senza dover aspettare “il pulmino”… resta solo il problema delle barriere architettoniche a casa… inizio a girare per tutta Firenze, decide di occupare una villa destinata ai ricchi con terreno… casa che resterà aperta a tutti gli amici… mielolesi e non.

Decise di partire per il centro in Inghilterra, appena dopo 1968 la lunga occupazione in Piazza della Signoria in per far rispettare la legge 482 sul collocamento obbligatorio dei disabili, che porta all’ assunzione di 300 persone.

Beppe lascia il suo lavoro da ingegnere, decide di seguire Gabriella e insieme partono per Stoke Mandeville nel 1971.

Scatti e filmini  per “rubare” il modello di cura da portare poi in Italia, incontri e la scoperta di un mondo nuovo… in Italia si muore per lesioni cutanee e infezioni a seguito di una lesione midollare mentre in Inghilterra e in Germania si tira il giavellotto, si gioca a basket, a ping-pong… Hanno stanze occupazionali,  piscine e laboratori, Italia… Il terzo mondo per i paraplegici… e Gabriella diventa la “spia al servizio dei paraplegici”.

Il dott. Wash, direttore della clinica in Inghilterra  visita Gabriella : trombosi del midollo spinale.

Rentro in  Firenze nel 1972 dove iniziano i lavori per la realizzazione di una possibile Unità Spinale al CTO di Careggi.

Incontri con medici, infermieri, fisioterapisti e politici . La Regione Toscana appena costituita era sotto pressione dalle fortissime spinte che questo “comitato pro unità spinale “ riusciva ad imprimere.

Stanchi della deportazione all’estero per cure Gabriella ed il suo Comitato, a seguito di riunioni ed incontri, chiedono ed ottengono la realizzazione in via sperimentale del 7° paraplegici al settimo piano della struttura del CTO di Firenze . E’ il 1972.

Ottenuto il reparto si deve cercare il personale infermieristico che sostenga il progetto, amici e parenti al servizio del 7° piano, in tutto  13 unità di lavoro.

Dal 1972 al 1978 la lotta è dare forza al reparto, per evitare la chiusura per  mancanza di personale… Per scongiurare il fallimento della sperimentazione. Si ottiene la formazione del personale all’estero così iniziano i viaggi di pochi infermieri presso la struttura di Stoke Mandeville, personale che a sua volta formerà in Italia i colleghi attraverso incontri che venivano effettuati in reparto e non solo tra operatori ma anche tra pazienti.

Si inizierà a parlare di sessualità solo tra il 1978 ed il 1984 grazie all’aiuto di testimonianze coraggiose di donne ed uomini paraplegici… è arrivato il momento di pensare alla vera autonomia… nasce  e cresce la voglia di tornare a vivere in modo indipendente ed autonomo.

Viene nominato primario di questo particolare reparto del 7° il prof. Mizzau che insieme alle associazioni, la prima tra tutte la Toscana Paraplegici, inizia un dialogo ed una collaborazione per migliorare le condizioni di cura per gli ospiti ma anche di lavoro per il personale.

Fondamentale l’aiuto del prof. Wash che, in occasione di un  incontro sulla mielolesione nel 1975 con il prof. Mizzau  illustra le condizioni in cui versano i pazienti ospiti nei centri esteri.

Nel 1971  Gabriella, a causa di complicazioni, raggiunge Heidelberg in Germania. Il centro per mielolesi ospita moltissimi pazienti italiani, il 25% dei ricoverati, ma uno su tutti colpìsce Gabriella. Un bambino romano di soli 8 anni impiagato fino alle viscere…

Gabriella resta vicino al bambino e decide di incontrare, con l’aiuto di un connazionale amico, Giuseppe Guerrieri, anche lui ricoverato, il direttore del centro, prof. Paeslack, al quale comunica l’inizio dello sciopero della fame perche il Governo italiano prenda coscienza della gravità che ormai ha assunto il fenomeno mielolesione nel nostro paese.

Un vero scandalo, una forma di lotta inaccettabile per il tedesco, che appoggia Gabriella facendo da intermediario con i politici italiani, tenendo sempre monitorate le condizioni di salute della “ribelle”.

Nessuno fino a quel momento, nessun membro del Governo italiano, ha mai visitato un centro così specializzato; nessuno è a conoscenza dei numeri dei connazionali ricoverati e delle condizioni di arrivo al centro estero…

Lo sciopero di Gabriella prende forza e in Italia a Roma iniziano ad arrivare i telegrammi di denuncia e grazie alle pubblicazioni sulla stampa di “Medicina Democratica, “Lotta Continua” e  “Il Manifesto”, la lotta si inasprisce;  in Toscana  alcuni paraplegici del comitato di Gabriella occuperanno la Regione fino ad ottenere l’interessamento di Roma e la promessa da parte di occuparsi della situazione dei mielolesi in Italia.

Nel 1980 viene organizzato il primo congresso sulla para-tetraplegia e Lorenzo Saccone, storico paraplegico, fa da spalla a Gabriella che legge alla platea, formata da molti medici e chirurghi la lettera del prof. Paeslack in cui  viene denunciata la categoria dei medici italiani, che vengono definiti “macellai”, medici del terzo mondo che non hanno consapevolezza della gravità del fenomeno in cui il Prof. dice che è giunto il momento di fare qualcosa perchè gli italiani stanno occupando moltissimi posti letto all’estero,  in sala alcune coscienze sentono il peso delle accuse e i “medici di buona volontà“ iniziarono a lavorare e studiare sui pazienti mielolesi…

Una vita dedicata alla lotta, una lotta prima per la vita e poi per quei diritti che anche adesso NON vengono rispettati …

Come diceva Gabriella : ribellarsi è giusto, organizzarsi è fondamentale.

Livorno , 29/04/2015

Presidente Ass.ne Paraplegici Livorno